martedì, marzo 27, 2007

Il deserto dei tartari

Finalmente dopo anni che ripensavo a questo pezzo del deserto dei tartari mi è venuta voglia di ricercarla e ho capito perchè mi era piaciuta così tanto, rispecchia molto bene certi miei pensieri in alcuni periodi che attraverso ogni tanto.

"Subentrò un silenzio immenso, nel quale più forte di prima navigava il brontolio di parole e di canto.
Finalmente Drogo capì e un lento brivido gli camminò nella schiena. Era l'acqua, era, una lontana cascata scrosciante giù per gli apicchi delle rupi vicine. Il vento che faceva oscillare il lunghissimo getto, il misterioso gioco degli echi, il diverso suono delle pietre percosse ne facevano una voce umana, la quale parlava parlava: parole della nostra vita, che si era sempre a un filo dal capire e invece mai.
Non era dunque il soldato che canterellava, non un uomo sensibile al freddo, alle punizioni e all'amore, ma la montagna ostile. Che triste sbaglio, pensò Drogo, forse tutto è così, crediamo che attorno ci siano creature simili a noi e invece non c'è che gelo, pietre che parlano una lingua straniera, stiamo per salutare l'amico ma il braccio ricade inerte, il sorriso si spegne, perchè ci accorgiamo di essere completamente soli.
Il vento batte contro lo speldido mantello dell'ufficiale e anche l'obra azzurra sulla neve si agita cone bandiera.
La sentinella sta immobile. La luna cammina cammina, lenta ma senza perdere un solo istante, impaziente dell'alba. Toc toc batte il cuore in petto a Giovanni Drogo."

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